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Accorpamento IMU-TASI, di cosa si tratta esattamente?

Accorpamento IMU-TASI, di cosa si tratta esattamente?

In questi giorni non si parla d’altro, l’argomento che ha messo in crisi la proprietà edilizia è quello della tassazione sugli immobili come da articolo 95 della manovra 2020 messa in atto dal Governo.

La nuova tassa 

Dalla fusione di Imu e Tasi dove quest’ultima sembra scomparire dall’anno 2020, ne deriva che l’aliquota base della nuova Imu viene fissata all’8,6 per mille. I sindaci dei vari Comuni potranno ridurla fino a zero ma anche aumentarla fino a un massimo del 10,6 per mille. E, solo nel 2020, potranno portarla all’11,4 per mille.

C’è una differenza da fare, i comuni che non hanno ancora alzato l’imposizione sulla casa al livello massimo, potranno scegliere di farlo nel 2020, mentre  i comuni  che già chiedono il massimo ai propri cittadini (questo vale più per Milano, Roma, Bologna continueranno così.

Le scadenze per la nuova Imu resteranno comunque due, l’acconto il 16 giugno e il saldo il 16 dicembre. Per il 2020 per la prima rata si dovrà versare la metà di quanto pagato nel 2019 in attesa che i sindaci, con apposite delibere, decidano se aumentare. Questo in breve è il piano del Governo, il quale assicura che i proprietari di immobili non pagheranno più del passato perché la riforma è a gettito invariato, anche se in alcuni casi, questa riforma non garantisce che la distribuzione del carico fiscale rimane la stessa.

Detto ciò, nell’attesa di maggiori dettagli, vediamo cosa cambia per le abitazioni principali. Su queste infatti è comunque previsto il pagamento dell’Imu, quindi quelle di lusso come: ville, case storiche e abitazioni signorili: categorie catastali A/1, A/8 e A/9, l’aliquota ordinaria sale dal 4 al 5 per mille, che i Comuni potranno diminuire o aumentare fino al 6 per mille. Ricordiamo che per abitazione principale s’intende l’immobile in cui si ha la residenza anagrafica e si risiede abitualmente.

La notizia peggiore per i proprietari riguarda però gli affitti e i comodati d’uso. Finora l’inquilino affittuario o comodatario doveva pagare una quota compresa fra il 10 e il 30% della Tasi (sempre a discrezione del Comune), ora con questa manovra il tutto passa al proprietario, a cui da sempre compete il 100% dell’Imu.

Stiamo parlando pure sempre di una bozza di legge, tutto può subire variazioni. La Legge di Bilancio arrivarà in Parlamento nei prossimi giorni.

 

                          (fonte: web)

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